Il concerto

Un concerto folle e commovente che unisce per la prima volta sul palco due grandi interpreti dello spettacolo e della musica: Monica Guerritore e il cantante e musicista Giovanni Nuti. S’intitola … Mentre rubavo la vita…! il concerto esclusivo in cui i due artisti cantano, accompagnati da una band di sei elementi, gli appassionati e dolorosi versi della grande Alda Merini.

Dopo il musical End of the Rainbow dedicato a Judy Garland, Monica Guerritore stupisce ancora una volta il suo pubblico con un’ora appassionante di immagini, parole, musica e passione. «Nessuna donna resta indifferente davanti alla forza, all’energia libera, vitale, colorata, sensuale di Alda Merini – dice Guerritore –. La musica di Nuti rende travolgenti i suoi testi. Io stessa ne rimango stupita. Al pubblico piacerà enormemente: ballerà, riderà e piangerà insieme a noi!».

Nuti, che firma anche le musiche dello spettacolo, ha avuto una collaborazione unica e irripetibile, durata sedici anni, con la grande poetessa, che lei stessa amava definire un «matrimonio artistico». «Solo un’artista eclettica e sensibile come Monica può trasmettere a pieno l’intensità, il carattere, l’ironia, lo struggimento, la magica follia di una personalità immensa come quella di Alda Merini – dice Nuti –. Sentirla per la prima volta cantare i suoi versi sulle mie note è stato emozionante».


Scaletta canzoni concerto

  • Io come voi
  • Le osterie
  • Una piccola ape furibonda
  • Gli inguini
  • Com’è grande il pensiero del mare
  • Il bacio
  • Il violinista piange
  • Paura dei tuoi occhi
  • I poeti
  • La zanzara
  • Amore irripetibile
  • Prima di venire
  • L’albatros
  • Il regno delle donne
  • Il grido
  • Lascio a te queste impronte sulla terra
  • Sull’orlo della grandezza
  • Quelle come me

Testi

Testi Alda Merini – Musiche Giovanni Nuti

Io come voi

Io come voi sono stata sorpreso

mentre rubavo la vita,

buttato fuori dal mio desiderio d’amore.

Io come voi non sono stato ascoltato

e ho visto le sbarre del silenzio

crescermi intorno e strapparmi i capelli.

Io come voi ho pianto,

ho riso e ho sperato.

Io come voi mi sono sentito togliere

i vestiti di dosso

e quando mi hanno dato in mano

la mia vergogna

ho mangiato vergogna ogni giorno.

Io come voi ho soccorso il nemico,

ho avuto fede nei miei poveri panni

e ho domandato che cosa sia il Signore,

poi dall’idea della sua esistenza

ho tratto forza per sentire il martirio

volarmi intorno come colomba viva.

Io come voi ho consumato l’amore da solo
lontano persino dal Cristo risorto.

Ma io come voi sono tornato alla scienza 

del dolore dell’uomo, che è la scienza mia.

Da “Ballate non pagate”, © 1995 Giulio Einaudi Editore SpA, Torino
Le osterie

A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell’eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello di magico pensiero.
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino
Indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio sì meglio
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile
della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d’oro.

Da “Vuoto d’amore”, © 1991 Giulio Einaudi Editore SpA, Torino
Una piccola ape furibonda

Chi regala le ore agli altri vive in eterno
Gli orologi non sono mai andati agli appuntamenti.
Si può essere qualcuno semplicemente pensando.
La nevrosi è qualche cosa di circoscritto al pube.
C’è chi si masturba per non perdere l’orientamento.
Il sesso è sempre stato il puntiglio di Dio.
Il sesso è sempre stato il grande puntiglio di Dio.
Il mio letto è una zattera che corre verso il divino.
Si va in manicomio per imparare a morire.
Nessuno mi pettina bene come il vento.
La pazzia mi visita almeno due volte al giorno.
Confondere la merda con la cioccolata
è privilegio di persone colte.
Sono una piccola ape furibonda.
Sono una piccola ape furibonda.
La nudità mi rinfresca l’anima.
Ho avuto trentasei amanti più iva.
Nessuno rinuncia al proprio destino
anche se è fatto di sole pietre.
I folli sono quelli che resistono agli amori facili.
Non ho paura della morte ma ho paura dell’amore.
Ogni uomo inventa il suo tipo d’amore.
Ci sono giorni che non si staccano dalle pareti.
Ci sono notti che non accadono mai.
Illumino sempre gli altri
ma io rimango sempre al buio.
Sono una piccola ape furibonda.
Sono una piccola ape furibonda.

Da “Aforismi e magie”, © 1999 RCS Libri SpA, Torino
Gli inguini

Gli inguini sono la forza dell’anima,
tacita, oscura,
un germoglio di foglie,
da cui esce il seme del vivere.
Gli inguini sono tormento,
sono poesia e paranoia,
delirio di uomini.
Perdersi nella giungla dei sensi,
asfaltare l’anima di veleno,
ma dagli inguini può germogliare Dio
e sant’Agostino e Abelardo,
allora il miscuglio delle voci,
scenderà fino alle nostre carni,
a strapparci il gemito oscuro
delle nascite ultraterrrestri.


Da “Vuoto d’amore”, © 1991 Giulio Einaudi Editore SpA, Torino
Com’è grande il pensiero del mare

Vedessi com'è grande il pensiero del mare,
dove il mio dolce amore oggi è andato a pescare.
Vedessi com’è grande la vela del pensiero
eppure sono sola come un vecchio mistero.
Vedessi che coralli ci sono in fondo al mare
e lui non mi ha pescato perché doveva andare.
Vedessi come piango un pianto universale,
un amore così bello non doveva far male.

Da “Clinica dell’abbandono”, © 2003 e 2004 Giulio Einaudi Editore SpA, Torino
Il bacio

Il bacio appena sognato
in una notte di tradimenti
dove tutti consumano amplessi
che non hanno profumo.
Il tuo bacio febbricitante,
il candore delle tue labbra,
somiglia alla mia porta
che non riesco ad aprire.
Il bacio è come una vela,
fa fuggire lontano gli amanti,
un amore che non ti gela
che ti dà mille duemila istanti.
Ho cercato di ricordare
che potevi tornare indietro
ma ahimè il tuo bacio
è diventato simile a un vetro.
Io come un animale
mi rifugio nel bosco
per non lasciare ovunque
il mio candido pelo.
Il pelo della mia anima
è così bianco e così delicato
che persino un coniglio ne trema
Tu mi domandi quanti amanti ho avuto
e come mi hanno scoperto.
Io ti dico che ognuno scopre la luce
e ognuno sente la sua paura,
ma la mia parte più pura è stata il bacio.
Io tornerei sui monti d’Abruzzo
dove non sono mai stata.
Ma se mi domandano
dove traggono origine i miei versi,
io rispondo:
mi basta un’immersione nell’anima
e vedo l’universo.
Tutti mi guardano con occhi spietati
non conoscono i nomi delle mie scritte sui muri
e non sanno che sono firme degli angeli
per celebrare le lacrime
che ho versato per te.

Il violinista piange

Amore, se mi dicessero di abbatterti,
e che tu sei una spina gigante
che mi fa male al cuore,
io pregherei il Signore di darmi tempo.
Sentire il male che mi fai ogni giorno,
sognarti e non vederti è per me
la più atroce delle croci.
Ma come tutti i farisei
tu non mi crederesti
e mi porti a vedere
una moltitudine di uomini
che non gradisco.
E ogni giorno mi offri
cento calici di veleno
Eppure non muoio.
Io domando a Dio
che miracolo è questo.
E mentre tu mi volti le spalle
Il violinista piange
vedendo il suo migliore amico.
che fa piangere una montagna.

Paura dei tuoi occhi

Paura dei tuoi occhi
di quel vertice puro
entro cui batte il pensiero.
Paura del tuo sguardo
nascosto velluto d’algebra
col quale mi percorri,
Paura delle tue mani
calamite leggere
che chiedono linfa,
paura dei tuoi ginocchi
che premono il mio grembo
E poi ancora paura
sempre sempre paura,
finché il mare sommerge
questa mia debole carne
e tu giaci sfinita
su me che divento spiaggia
e tu che diventi onda
che io percuoto e percuoto
con il mio remo d’amore.

Da “Vuoto d’amore”, © 1991 Giulio Einaudi Editore SpA, Torino
I poeti

E tutti noi costretti dentro
le ombre del vino
non abbiam parole né potere
per invogliare gli altri avventori.
Siamo osti senza domande
riceviamo tutti
solo che abbiano un cuore.
Siamo poeti poveri
fatti di vesti pesanti
e intime calure di bosco,
siamo contadini che portano
la terra a Venere
siamo usurai pieni croci
siamo conventi che non danno sangue
siamo una fede senza profeti
ma siamo poeti.
Soli come le bestie
buttati per tutti i fanghi
senza una casa libera
né un sasso per sentimento.

Da “Superba è la notte”, © 2000 Giulio Einaudi Editore SpA, Torino
La zanzara

Io avevo un grande stabile
ero stabilmente sicuro
di essere padrone dell'intero universo.
Avevo una piccola casa
che stava dentro un dito
e con questa mia casa
giravo all’infinito.
Poi malgrado la porta
è entrata una zanzara,
una specie assai rara
di che tipo non so.
Portava una gonnella,
era abbastanza bella.
Mi punse sulla lingua
e non ti scrissi più.
Questa zanzara folle
apre le mie finestre,
calpesta le mie zolle,
io non ti amo più.
E' gelosa del canto,
persino delle scale,
un po’ scende un po’ sale,
tiene la testa all'ingiù.
E' una bambola matta,
assieme ad un coniglio
che ha portato scompiglio
dentro la terra mia.
Suono un’Ave Maria
e prego intensamente
di diventar demente
per non soffrire più.

Amore irripetibile

Sull'ultima corda del tuo violino
avevo già appeso il mio amore,
pieno di robe vecchie.
Però in cima aveva una stella alpina.
Ti giuro, ho valicato mille montagne:
le stelle alpine Dio le pianta così in alto,
ma è così bello il rischio.
E’ come suonare su una corda sola,
senza neanche una cassa armonica.
Esce il trillo del diavolo, che sarà anche triste,
però è un sogno d'amore irripetibile.
un un virtuosismo che non muore mai.

Prima di venire

Prima di venire,
portami tre rose rosse.
Prima di venire,
portami un grosso ditale,
perché devo ricucirmi il cuore.
E portami una lunga pazienza,
grande come un telo d’amore.
Prima di venire,
dai un calcio al muro di fronte,
perché lì dentro c’è la spia,
che ha guardato in faccia il mio amore.
Prima di venire,
socchiudi piano la porta,
e, se io sto piangendo,
chiama i violini migliori.
Prima di venire,
dimmi che sei già andato via,
perché io mi spaventerei.
E prima di andare via,
smetti di salutarmi,
perché a lungo io non vivrei.

Da “Clinica dell’abbandono”, © 2003 e 2004 Giulio Einaudi Editore SpA, Torino
L’albatros

Io ero un uccello,

dal bianco ventre gentile,
qualcuno mi ha tagliato la gola
per riderci sopra,
non so.
Io ero un albatro grande
E volteggiavo sui mari.
Qualcuno ha fermato il mio viaggio,
senza nessuna carità di suono.
Ma anche distesa per terra
Io canto ora per te
Le mie canzoni d’amore.

Da “Vuoto d’amore”, © 1991 Giulio Einaudi Editore SpA, Torino
Il regno delle donne

C’è un regno tutto tuo che abito la notte
e le donne che stanno lì con te son tante,
amica mia, sono enigmi di dolore
che noi uomini non scioglieremo mai.
Come bruciano le lacrime, come sembrano infinite.
Nessuno vede le ferite che portiamo dentro noi.
Nella pioggia di Dio qualche volta si annega,
ma si puliscono i ricordi prima che sia troppo tardi.
Guarda il sole quando scende
ed accende d’oro e porpora il mare
lo splendore è in voi
non svanisce mai
perché sapete che può ritornare il sole.
E se passa il temporale
siamo giunchi ed il vento ci piega.
Ancor più forti voi delle querce e poi
Anche il male non può farci del male.
Una stampella d’oro
per arrivare al cielo
le donne inseguono l’amore.
Qualche volta, amico mio,
ci sembra quasi di volare
ma gli uomini non sono angeli.
Voi piangete al loro posto
per questo ci hanno scelto.
E nascondete il volto
perché il dolore splende.
Un mistero che mai
riuscirete a capire
se nella vita ci si perde
non finirà la musica.
Guarda il sole quando scende
ed accende d’oro
e porpora il mare
lo splendore è in voi
non svanisce mai
perché sapete che può ritornare il sole
dopo il buio ancora il sole.
E se passa il temporale
siete prime a ritrovare la voce
sempre regine voi
luce e inferno e poi
anche il male non può farvi del male.

Il grido

Il mio sperma bevuto dalle sue labbra
era la comunione con la terra,
beveva con la sua magnifica
esultanza
guardando i miei occhi neri,
che fuggivano come gazzelle.
E mai coltre fu più calda e lontana
e mai fu più feroce
il piacere dentro la carne.
Ci spezzavamo in due
come il timone di una nave
che si era aperta per un lungo viaggio.
Avevamo con noi i viveri
per molti anni ancora
i baci e le speranze
e non credevamo più in Dio
perché eravamo felici.

Da “Clinica dell’abbandono”, © 2003 e 2004 Giulio Einaudi Editore SpA, Torino
Lascio a te queste impronte sulla terra

Lascio a te queste impronte sulla terra
tenere dolci, che si possa dire:
qui è passata una gemma o una tempesta,

una donna che avida di dire
disse cose notturne e delicate,
una donna che non fu mai amata.
Qui passò una furiosa bestia
avida sete che dette tempesta
alla terra, a ogni clima, al firmamento,
ma qui passò soltanto il mio tormento.

Da “Vuoto d’amore”, © 1991 Giulio Einaudi Editore SpA, Torino
Sull’orlo della grandezza

Quando t'investe un sentimento vero,
che è come l'uragano,
e tu hai paura di perdere la luce
e di smettere di vedere le piccole cose
di ogni giorno.
E pensi che qualcuno,
inopinatamente,
voglia darti qualcosa sulle spalle.
Non capisci se è un cadavere
o una grande vittoria.
Allora tremi dalla paura
e non sai chi sia il portatore
di questa chiamata
che ti prende le gambe
e te le fa tremare.
Vorresti parlare
e ti si inceppa il volto.
Vorresti ridere
e diventi un ghigno di lebbra.
Ad un certo punto
ti senti bello come Lucifero
e non sai che questa resurrezione
non è un'adolescenza,
ma è la maternità della luce,
che hai sempre avuto nel grembo.

Quelle come me

Quelle come me regalano sogni, anche a costo
di rimanerne prive.
Quelle come me donano l’Anima, perché un’anima
da sola è una goccia d’acqua nel deserto.
Quelle come me tendono la mano ed aiutano a rialzarsi,
rischiando di cadere a loro volta.
Quelle come me guardano avanti, anche se il cuore rimane sempre
qualche passo indietro.
Quelle come me quando amano, amano per sempre.
Quelle come me quando amano, amano per sempre
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono inermi nelle mani della vita.
Quelle come me inseguono un sogno, di essere amate per ciò che sono e non per ciò che si vorrebbe fossero.
Quelle come me girano il mondo alla ricerca di quei valori che son
caduti nel dimenticatoio dell’anima.
Quelle come me vorrebbero cambiare, ma il farlo comporterebbe
nascere di nuovo.
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime.
Quelle come me quando amano, amano per sempre.
Quelle come me quando amano, amano per sempre.
Quelle come me sono quelle cui tu spezzi il cuore,
tanto sai che ti lasceranno andare, senza chiederti nulla.
Quelle come me amano troppo pur sapendo che, in cambio,
non riceveranno altro che briciole.
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso, fondano la loro
esistenza.
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero.
Quelle che, nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…
Quelle come me quando amano, amano per sempre.
Quelle come me quando amano, amano per sempre.